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Il Canada si scopre più intollerante degli Usa

TORONTO - Il Canada si scopre più intollerante e meno propenso all’accettazione del diverso rispetto agli Stati Uniti. È quanto emerge da un sondaggio choc effettuato dall’Angus Reid Institute per la Cbc, nel quale viene fotografata una diffidenza profonda e un marcato scetticismo verso gli immigrati nella patria del multiculturalismo, a differenza degli Usa, nazione del melting pot imperante.

Community Events

Ontario

Investitori stranieri e case, si valuta la tassa

di Francesco Veronesi

TORONTO - Una tassa del 15 per cento sull’acquisto della casa da applicare agli stranieri che decidono di investire in Ontario. È questa una delle proposte al vaglio del governo provinciale in questi giorni, sulla scia di un provvedimento simile approvato la scorsa estate in British Columbia che sta già portando con sé dei risultati tangibili.

Ma perché Queen’s Park dovrebbe decidere di il via libera alla misura? Secondo alcuni economisti la sovrattassa destinata agli stranieri che vogliono investire nel mercato immobiliare dell’Ontario avrebbe l’effetto di raffreddare l’intero settore. Che da anni - bisogna sottolinearlo - sta vivendo un boom nel volume delle vendite e nei prezzi e che rischierebbe di arrivare a una bolla con effetti devastanti non solo nel “real estate” provinciale, ma su tutta l’economia dell’Ontario.

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I numeri parlano chiaro. In British Columbia - dove Vancouver, insieme a Toronto in Ontario, rappresenta il mercato del mattone più caldo dell’intero Paese - in un periodo di sette settimane precedenti l’approvazione della nuova imposta, ben 2.034 abitazioni erano state comprate o vendute da investitori stranieri. Nelle quattro settimane successive al 2 agosto - la data nella quale la nuova tassa è entrata in vigore - le compravendite di questo tipo sono state appena 60. Si è quindi assistito a un vero e proprio crollo, con gli stranieri che prima occupavano una fetta di mercato pari al 16,5 per cento, ridotta allo 0,7 per cento.

Prima della tassa, il denaro mosso dagli investitori nella compravendita di abitazioni in British Columbia era pari 2,3 miliardi di dollari, in media 329 milioni di dollari a settimana. Dal 2 al 30 agosto questa cifra è crollata a 46,9 milioni di dollari, cioè 11,8 alla settimana.

Ora gli analisti non sono del tutto concordi sugli effetti benefici di questo provvedimento. Il calo degli investitori dall’estero potrebbe portare a un raffreddamento dei prezzi, ma su questo non vi sono dati definitivi.

E se questo dovesse accadere, si assisterebbe comunque a un calo generalizzato del valore che coinvolgerebbe tutti i proprietari di case in Ontario.

Restano poi da valutare con estrema cautela le possibili conseguenze per un comparto produttivo chiave dell’Ontario, quello edilizio, che lo scorso anno ha vissuto un vero e proprio boom e che potrebbe - sulla scia di questo provvedimento - segnare di nuovo il passo, con possibili conseguenze in termini occupazionali.

In ogni caso il governo liberale guidato dalla premier Kathleen Wynne sta vagliando tutti i possibili pro e contro e, allo stesso tempo, anche dentro il consiglio comunale di Toronto alcuni consiglieri stanno valutando il potenziale impatto di questa tassa per gli investitori stranieri nella loro circoscrizione.

(Martedì 27 settembre 2016)

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Queen’s Park, tra i piani e la svolta che non arriva

di Francesco Veronesi

TORONTO - Doveva essere il cambio di marcia del governo per questi ultimi venti mesi che ci separano dal voto. Ma l’agenda dell’esecutivo presentata lunedì a Queen’s Park è sembrata essere, più che altro, un timido tentativo di ricalibrare le priorità nell’azione di governo di fronte a un malcontento strisciante e latente nell’elettorato dell’Ontario, confermato dai sondaggi e dalle tre batoste subite nelle ultime elezioni suppletive.

Il ricorso alla carta istituzionale rappresentata dalla “prorogation” poteva segnare la svolta: così non è stato, se si tiene conto che le uniche novità rispetto alla sessione parlamentare precedente sono state il taglio dell’8 per cento sulle bollette della luce e il via libera al piano di sostegno all’infanzia, con l’obiettivo di garantire 100mila posti in più in asili e asili nido entro cinque anni. Tutto il resto, nel Discorso dal Trono enunciato dalla vice governatrice Elizabeth Dowdeswell, è stata la semplice ripetizione di programmi governativi e progetti di legge già presentati nei primi due anni di questa legislatura.

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Il provvedimento sulle bollette è una risposta concreta alle preoccupazioni espresse negli ultimi mesi un po’ da tutte le parti sul progressivo rincaro dei costi dell’energia elettrica, in aumento costante già da molto tempo. Ma non si può dimenticare che la rinuncia da parte della Provincia della sua fetta di Hst - pari all’8 per cento, che in media dovrebbe garantire un risparmio di circa 130 dollari annui a famiglia - è in parte compensata dal fatto che a Toronto (a partire dal prossimo autunno in alcune zone per poi attivarsi completamente con il nuovo anno) le bollette della luce arriveranno con cadenza mensile e non più bimestrale.

Un grattacapo in più, specialmente per le famiglie a basso reddito che avranno un pensiero in più a fine mese. Senza dimenticare che il taglio dell’8 per cento - che tra l’altro riguarderà anche le piccole imprese e le piccole aziende agricole - non andrà di certo a bilanciare anni di rincari selvaggi.

Detto questo, anche ieri mattina durante un’intervista concessa alla Cbc Radio, Kathleen Wynne non ha chiarito quali siano i piani attivati per garantire la copertura finanziaria del provvedimento, che è stato quantificato in circa 1 miliardo di dollari.

Un altro nodo che non è stato sciolto, e che invece meriterebbe di essere affrontato seriamente, è quello relativo all’immigrazione. In questo caso la premier, nel suo discorso letto dalla vice governatrice, non ha speso neanche una parola, su una questione di grande importanza e scottante attualità.

È evidente che la Wynne, in questi ultimi mesi, si sia preparata per affrontare la seconda parte della legislatura con in mente l’obiettivo del ritorno alle urne nel 2018. A giugno, terminati i lavori parlamentari, ha mischiato le carte approvando un profondo rimpasto di governo, con lo spostamento di numerose pedine chiave e la promozione di forze fresche nell’esecutivo.

A settembre ha chiuso il cerchio con la chiusura anticipata della sessione parlamentare e il nuovo Discorso dal Trono. La conseguenza è stata l’azzeramento di tutti i progetti di legge in discussione a Queen’s Park: è vero - come ha promesso la premier - che tutti quelli di origine governativa saranno ripresentati. È anche vero, però, che mesi di lavoro, di discussioni, di emendamenti sui singoli provvedimenti sono stati gettati al vento.

In ogni caso è del tutto evidente che anche i partiti d’opposizione nell’assemblea provinciale non hanno accolto positivamente il piano di governo enunciato lunedì.

Da un lato i conservatori, per bocca del ministro ombra delle Finanze Vic Fedeli, hanno chiesto al governo lo stop alla privatizzazione di Hydro One. Il leader del Progressive Conservative, Patrick Brown, commentando con la stampa il Discorso dal Trono, ha invece sottolineato come il governo sia intervenuto «troppo poco e troppo tardi» per porre un freno ai costi energetici.

Negativo anche il commento che è arrivato da sinistra. La leader dell’Ndp Andrea Horwath ha dichiarato che in passato «avevamo un settore elettrico che era pubblico e che agiva nell’interesse pubblico, mentre oggi ci ritroviamo con un settore elettrico che è privato e che agisce nell’interesse dei privati».

(Mercoledì 14 settembre 2016)

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