Corriere Canadese

Editoriali

02 debateUsa 2016, la partita è tutt’altro che decisa

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Il fenomeno Trump continua a lasciare perplessi spettatori e potenziali elettori. Che la corsa per rimpiazzare Barack Obama alla presidenza sia importante o meno a livello personale, avrà importanti ripercussioni per noi in Canada e altrove.

02dubbisullatassaDubbi sulla tassa per gli acquirenti stranieri di case

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Con la speranza che questa discussione, come dire, riguardo il “reffreddamento” di un mercato immobiliare bollente riceva uno spazio migliore di quello che ha adesso – finora il grosso delle “opinioni” e analisi non è molto incoraggiante.

La premier Wynne si è appena circondata di un team orientato verso le elezioni. Tralasciando professionalità e competenze, tali team invariabilmente dirigono il vantaggio politico su decisioni che  riguardano il consumatore – diciamo le politiche pubbliche.

È particolarmente vero quando un governo si trova in fondo ai sondaggi di gradimento. A volte ciò che sembra ovvio non lo è affatto.

Con il prezzo medio delle case indipendenti a Toronto che supera il milione e quello degli appartamenti (costi di mantenimento esclusi) che raggiunge i 2.000$ al piede quadro - e oltre, a seconda degli accessori e del luogo - non è difficile rendersi conto di quando comprare una casa sia fuori dalla portata del lavoratore medio o dei più giovani.

Ma mettere una tassa sugli investitori stranieri che speculano sui prezzi futuri del mercato immobiliare di Toronto non risulterà in una maggiore convenienza delle case stesse. In British Columbia, dove questa strategia è stata di recente applicata, le vendite sono scese ma è troppo presto per analizzare l’impatto sui prezzi.

Alcuni compratori lasceranno il mercato, ma così faranno anche costruttori e immobiliaristi le cui proprie valutazioni finanziarie richiederanno una commisurata diminuzione dell’offerta in modo tale da giustificare i prezzi.

Anche se, come sostengono alcuni, solo il 10 per cento del mercato di Toronto fosse colpito, quanti posti di lavoro nell’edilizia verranno persi come risultato? Ieri il Corriere Canadese, basandosi sui dati del Ministero delle Finanze dell’Ontario, ha sottolineato che il setteore edile crea direttamente 437.000 posti di lavoro, almeno la metà dei quali a Toronto.

Seppure il governo Wynne implementasse la tassa sugli speculatori stranieri e l’impatto fosse una perdita del solo 10 per cento di questi posti di lavoro (per via di una diminuzione della domanda), il numero di lavori full time e ben pagati è significativo. Uno di questi 40.000 è il vostro?

Per rispondere in parte al costo medio della proprietà nel 1989 (272.000$ per una casa indipendente a Toronto), il governo conservatore di allora giocò coi tassi di interesse per calmierare il mercato. Servirono tre anni e un’elezione per rimediare alla distorsione delle dinamiche finanziarie.

La disoccupazione toccò le doppie cifre, superando il 15 per cento tra le persone tra i 15 e i 24 anni. I tassi di interesse si aggirarono intorno al 10 per cento.

Oggi i mutui a tasso fisso a 5 anni si possono ottenere al 2,24 per cento. Il prestito è relativamente economico. Un compratore straniero sarà anche attratto dal relativo basso valore del dollaro canadese, dalla svalutazione del mercato immobiliare di Toronto rispetto ad altri centri globali. Una tassa del 15 per cento sull’utile netto nella rivendita è difficile che modifichi di molto le sue aspettative di bilancio finale.

L’Ontario Teachers Pension Plan e Omers, con un valore combinato di circa 225 miliardi di dollari di fondi, potrebbero dover investire altrove, con la diminuzione di progetti di larga scala in Canada. Potrebbero non avere un approccio così positivo a un trattamento sdegnoso del loro potenziale rendiconto. I loro membri, insegnanti e altri impiegati del settore pubblico, sono tutti residenti in Ontario.

Così come molti proprietari di case, ricchi di beni e poveri in liquidità, che vedrebbero improvvisamente evaporare il loro patrimonio netto perché i legislatori si sono mossi contro i “cattivi stranieri” che si stanno approfittando del libero mercato.

E questi proprietari votano.

(Giovedì 29 settembre 2016)

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02renziclintonSfide in Italia, test per il Nord America e l’Ue

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Le foto sono state scattate. Potrebbero anche essere state utili a tutte le parti coinvolte.

Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, sul palcoscenico mondiale come copresidente di un forum importante, illustrando le sue “cose” sull’argomento serio dell’immigrazione e i rifugiati ha sottolineato la necessità di concentrarsi sull’aspetto “umanitario” di risoluzioni dinamiche e impegno internazionale. Il Canada lo faceva. Si potrebbe dire che è arrivato il tempo di tornare con serietà a farlo di nuovo.

Matteo Renzi, la controparte italiana, ha portato la sua visione e le sue soluzioni allo tsunami demografico che sta sconvolgendo le relazioni europee e internazionali – d’attualità nel panorama del dibattito elettorale negli Usa. E più significativo per l’Italia, le cui risorse stanno venendo prosciugate da una vera e propria invasione di oltre 20mila donne e uomini al mese – ogni mese – che disperati attraversano il mare partendo dai porti africani.

Hillary Clinton, per procura (attraverso la fondazione del marito), si è associata a Renzi grazie al premio di Global Citizen che suo marito ha consegnato al premier italiano per l’immigrazione.

Barack Obama ha ospitato Matteo Renzi alla Casa Bianca per una cena come segno di approvazione del lavoro di Renzi sul fronte internazionale in un clima politico molto caldo e ancora di interesse cruciale per l’America – il bacino del Mediterraneo e, per estensione, il Grande Medio Oriente.

Ahmed Rahami, il criminale/terrorista di New York, per conto dei nemici della società occidentale, ha ricordato a tutti, coi suoi (fortunatamente) falliti attentati, che le grandi parole devono essere seguite dai fatti se si vuole riportare qualche tipo di normalità nel panorama mondiale.

Il Canada è fortunato a trovarsi nella posizione di avere ancora tempo a disposizione per discutere, senza l’urgenza della pomposità propinata alla cittadinanza da intemperanti candidati ai pubblici uffici, o di eserciti/orde di sfollati ammassati ai propri confini.

Clinton e Obama avevano bisogno di legarsi a un individuo (Renzi) e a un luogo (l’Italia) ancora capaci di offrire alternative alla politica dei muri e della deportazione di massa per affrontare le ricadute economiche dei flussi migratori involontari.

Rahami e i suoi simili sono benzina versata sul fuoco sputato da figure politiche à la Trump negli Stati Uniti e, con sempre maggior frequenza, in Europa.

L’intolleranza sta velocemente venendo all’ordine del giorno mentre gli estremisti popolano la cosa pubblica e si infiltrano in altrimenti civili partiti politici occidentali. Ciò avviene in modo allarmante in Paesi come Germania e Francia, ed è peggio in Stati più piccoli come Austria, Ungheria e Grecia.

“Non li fate entrare” e “rimandateli a casa” sono gli slogan dei gruppi di destra il cui crescente potere politico minaccia di fare a pezzi la coesione politica dell’Unione Europea. Non dovrebbe essere troppo difficile richiamare le eventuali conseguenze di qualcosa di simile alla ex Jugoslavia negli Anni 90.

Per ora l’Italia è virtualmente sola tra le nazioni europee pronte a provvedere con una strategia a lungo termine a quello che tutti chiamano il “problema dei rifugiati e dell’immigrazione”, ma non è in realtà altro che una “invasione”.

Questa determinazione potrebbe essere messa alla prova se Renzi dovesse perdere nel referendum costituzionale più avanti questo autunno. Sciovinisti e “anti-tutti” sembrano spuntare come erbacce in un giardino. Dopo che Francia e Germania andranno alle urne il prossimo anno, l’unico Paese stabile in Europa potrebbe davvero rimanere l’Italia.

Renzi è stato a New York e Washington per ribadire il concetto. Ha bisogno di vincere il referendum per mantenere la sua “legittimità”. Clinton e Obama hanno fatto il possibile per offrire “appoggio morale”.

Ma non è tutto a senso unico. Alla Clinton non ha fatto male essere associata al premier italiano davanti al suo numeroso elettorato italoamericano.

È un peccato che la proposta di una visita ufficiale di Renzi in Canada sia stata rinviata.

(Mercoledì 21 settembre 2016)

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02yorkcatholicYork Catholic: serve trasparenza e comunicazione

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Sembra proprio che ci sia una vibrante comunità di genitori attorno al St. Theresa Lisieux Catholic High School di Richmond Hill. Sostiene i programmi della scuola. Quando possono, i genitori sponsorizzano economicamente o raccolgono fondi per alcune delle attività extracurricolari.

La squadra di calcio maschile dei senior, ad esempio, ha partecipato, almeno negli ultimi tre anni, a tornei di calcio “internazionali” ospitati da diverse città italiane.

“È un programma che offre ai nostri ragazzi l’opportunità di fare esperienza del mondo”, dice Italo Magnifico, il cui figlio, Lucas, è il capitano della squadra. “Giocano contro squadre competitive che vengono da altre scuole e accademie di calcio europee. È una bella esperienza di apprendimento”. “Questi tornei danno anche l’opportunità ai ragazzi di espandere i loro orizzonti culturali. Per il torneo dell’anno scorso, ad esempio, i nostri giocatori sono andati a Napoli, le città della costiera amalfitana e Siderno, in Calabria. Sono luoghi con una storia e una cultura che vanno indetro di migliaia di anni. Come potremmo replicare questo programma?” aggiunge.

L’azienda di Magnifico, Anix Developments, ha sponsorizzato il programma negli ultimi tre anni, ma lui spiega subito che questo è il risultato di una iniziativa del preside, Joseph Servidio, del coach e del consiglio dei genitori.

“Sono i genitori che decidono dove va la squadra, quello che fa e l’itinerario che segue. Stabiliscono loro il programma” dice Magnifico. Pensa che l’iniziativa sia un vanto per la scuola e per il desiderio della comunità di prendere parte alle sue attività.

Una volta che i genitori approvano, sottopongono la proposta al Board, attraverso la scuola, e vi aggiungono una caparra per assicurare i servizi relativi all’organizzazione e alle prenotazioni per il torneo. Tale proposta doveva essere definita in un incontro fissato per il 20 settembre.

Magnifico è rimasto sorpreso nell’apprendere ieri che una decisione era stata presa “da alti livelli” e che il programma era stato cancellato. Sette genitori hanno iniziato un giro di telefonate per venire alla radice dell’apparente decisione. Hanno chiamato il loro trustee, Domenic Mazzotta, per avere delle spiegazioni. Un genitore ha telefonato al Corriere Canadese.

Da parte nostra abbiamo provato a contattare i due trustee di Richmond Hill, Domenic Mazzotta ed Elizabeth Stong. La seconda deve ancora rispondere, ma Mazzotta confermò di aver saputo la stessa cosa ma di non essere stato notificato dallo Staff.

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Il trustee Domenic Mazzotta

Alla riunione del Board (nella serata del 13) Mazzotta ha presentato una “mozione urgente” prima dell’approvazione del’Ordine del Giorno, sottolineando come le decisioni che riguardano ogni comunità della scuola debbano essere sottoposte all’attenzione del trustee prima di venire rese note – cosa che non è successa in questo caso. Ha chiesto le scuse della dirigente. Lei le ha date, e ha promesso a Mazzotta che sarebbe tornata sull’argomento dopo il punto 14 all’ordine del giorno. A quel punto gli assicurarono che il programma non fosse stato cancellato, ma è seguito un “battibecco” con la trustee Molgado, che lo ha sgridato per aver ripreso la dirigente durante una riunione aperta al pubblico.

Forse erano su di giri perché prima, quello stesso giorno, un bambino autistico era andato disperso quando l’azienda dei trasposti non era riuscita a portarlo a destinazione alla Holy Cross. Il trustee Dino Giuliani era stato avvisato via email alle 5,52 pm. Ha espresso la sua frustrazione per non essere stato avvisato prima, così da poter almeno rispondere ai genitori preoccupati.

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Il trustee Dino Giuliano

L’intransigenza del Board è documentata da una sequenza di 2,5 minuti su CityPulse. Stando al servizio, nessuno dalla sede centrale ha fornito alcuna informazione. I genitori erano sconvolti. Il caso non è chiuso.

Per quanto riguarda il viaggio, Magnifico è stato felice di sapere che “si farà”. Abbiamo provato ad avere un quadro più chiaro dal preside Servidio, che ci ha rimandati al Board.

La direttrice delle comunicazioni, Sonia Gallo, ha detto che  la posizione ufficiale dello School Board sarà resa nota alla riunione coi genitori del prossimo 20 settembre. Abbiamo cercato di contattare i trustee Molgado e Stong senza successo.

Forse hanno qualcosa di meglio da fare.

(Giovedì 15 settembre 2016)

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03deportazioneDeportazione, trattiamo tutti allo stesso modo

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Ci dovrebbe essere tolleranza zero verso delinquenti, organizzazioni criminali e loro associati. È un punto di vista che condivido. È ciò che un senior Mp e altri burocrati dissero quando chiesi loro consiglio su un caso di “clemenza” che mi era stato presentato a nome di un elettore.

L’atteggiamento era “bianco e nero”, senza spazio per le zone grigie. Io ero nuovo.

L’elettore (lo chiamerò L.C.) era un trentenne, sposato con una [ango-]canadese da cui aveva avuto due figli nati in Canada. Era arrivato qui da bambino, a tre anni. Il Canada era la sua unica casa, l’inglese la sua unica lingua.

Cresciuto qui, andato a scuola qui, era beatamente incosciente del suo status di cittadinanza finché non è stato arrestato e condannato per possesso di marijuana con l’intento di spaccio di una sostanza illegale. È andato in galera per questo reato.

Lo richiedeva la legge, e ancora lo richiede, nonostante dispensari “legali” stiano spuntando come erba (scusate il gioco ci parole) nella nostra città e altrove nel Paese.

Ma a volte la legge sembra essere applicata diversamente. Ho pensato a lui la settimana scorsa, quando la “questione” Michele Torre – “permanent resident” del Canada per gli ultimi 50 anni che ora si trova davanti alla deportazione – è riemersa “dal nulla”.

Kelly Leitch, candidata alla guida del partito conservatore canadese, sembrerebbe esemplificare questa “applicazione discriminatoria” della legge. Vuole che gli immigrati provino la loro fedeltà al Canada. È per salvaguardare i valori canadesi, sostiene lei. E per proteggere il Canada da quelli che vorrebbero danneggiarlo.

Come i due candidati nelle elezioni per il sindaco di Toronto del 2010, ho pensato io. Uno era ex ministro del gabinetto provinciale e cocainomane (“Faccio uso di party drugs”, aveva confessato). L’altro, che vinse, faceva anche lui uso di droghe e confessò di avere una dipendenza da cocaina mentre era ubriaco. Questo illustra almeno uno dei valori canadesi.

Nessuno dei due venne trovato colpevole di possesso di sostanze illegali. Chi avrebbe accusato un ministro o un sindaco? Si potrebbe sostenere che la loro dipendenza, sostenuta di fatto da fornitori legati a organizzazioni criminali internazionali, dovrebbe metterli sulla stessa barca del signor Torre.

Il Corriere Canadese non terrà questo punto. Tuttavia i loro nomi non suonavano stranieri, ed erano nati qui - dove avrebbe potuto deportarli il Canada? Qui c’è una lezione per quelli come Torre, che, per qualunque motivo, non prese la cittadinanza quando, per la prima volta a 19 anni, ne aveva avuto la possibilità: diventa cittadino e non dovrai pagare due volte.

Ciononostante, è un po’ strano che note organizzazioni criminali e i loro associati (le gang di “biker”, per esempio) non siano presi e messi dietro le sbarre, o deportati. Non che si diano alla macchia o nascondano quello che fanno per guadagnare soldi. Possono “corrodere“ i valori canadesi nella massima tranquillità.

È poco probabile che qualcuno voglia prendere le difese di Torre, ma si è tentati di chiedersi dove siano quelle associazioni italocanadesi che hanno uno (spesso autoproclamato) ruolo guida nel parlare per i princìpi e le persone della comunità: il National Congress of Italian Canadians, il Comites, il Cibpa, Villa Charities… la lista continua.

Sembra che non trovino un “principio” da difendere o almeno mettere in discussione. Non sono matricole.

Ho perso le tracce di L.C. ma negli anni, con molta più esperienza, ho ascoltato con empatia e agito con maggiore indipendenza ed efficacia in altri casi di “clemenza” presentati da genitori portoghesi, greci, israeliani e sì, anche italiani. I loro figli avevano “preso una brutta strada”, pagato il loro pegno, ma appena lasciavano gli hotel di Sua Maestà venivano spediti in un altro Paese.

I loro genitori riconoscevano che erano tornati da clandestini, ma ora erano affidabili e dei gran lavoratori. Sono testimoni di questi buoni “valori canadesi”. Perché rimandarli indietro e punire ulteriormente i loro genitori e le loro famiglie?

Sarebbero solo di qualche anno più giovani di Torre. Come lui, non venivano da un luogo di “valori condivisi”, ma questo non giustifica i loro reati. La condanna li squalifica per la residenza permanente e la cittadinanza.

In qualche modo questo dettaglio è stato messo da parte nel caso di Conrad Black. Ci si ricorderà che aveva rinunciato alla cittadinanza canadese per entrare nella House of Lords inglese.

Nessun problema, finché non viene accusato e condannato di frode e ostruzione alla giustizia. È stato 37 mesi in carcere negli Stati Uniti. Questo normalmente gli avrebbe dovuto impedire di rientrare in Canada, ma un ex ministro dell’Immigrazione (non io) gli ha rilasciato un visto da rinnovare ogni anno. La clemenza fa parte del sistema, come dicono.

Il signor Black è stato sufficientemente riabilitato che altri cittadini e imprenditori gli hanno offerto posizioni nelle loro aziende, incluse conduzioni di programmi. È ciò che succede quando persone e associazioni parlano nel tuo interesse.

(Martedì 13 settembre 2016)

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