Corriere Canadese

Comunita`

05fredsantiniFred Santini premiato con il “Community leader award”

di Nicola Sparano

TORONTO - La comunità italiana riconosce regolarmente le personalità che eccellono in diversi campi. Tutti i riconoscimenti sono meritati, ma chi si impegna sul campo sociale, chi si adopera per far del bene, va elogiato in maniera particolare.

Una di queste persone è Fred Santini, avvocato di origini marchighiane-calabresi, che ha dedicato parte della sua vita a sollecitare aiuti di ogni genere per i bambini autistici che da sempre vengono supportati soltanto marginalmente dai vari governi.

Santini, co-fondatore e presidente del centro Shining Through Centre for Children with Autism, è stato onorato nel corso della riunione annuale della organizzazione degli imprenditori italo-canadesi che gli hanno conferito il Community Leader Award.

Con l’avvocato portabandiera della lotta all’autismo è stata premiata anche la cantautrice Alessia Cara.

Nel corso della serata, condotta esclusivamente in inglese, è stato annunciato che è in corso un progetto per rifare quasi completamente la sede del consolato italiano che si trova al centro di Toronto.

(Mercoledì 28 settembre 2016)

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05igenitoriI genitori: «Sbagliato trasferire i bambini autistici»

di Mariella Policheni

TORONTO - Un incubo. Quello che sta succedendo, per la maggior parte dei genitori degli studenti della St. John Bosco Catholic Elementary School è qualcosa di inaudito, qualcosa che non tiene conto del benessere della comunità e che non aiuterà i ragazzi, soprattutto quelli autistici e con altri problemi. «Non assisteremo impotenti alla chiusura della St. John Bosco e al trasferimento dei nostri figli alla St. Gabriel the Arcangel», dicono all’unisono Annabella Da Silva e Tony Lacaria, due dei genitori che dal 6 settembre, primo giorno di scuola, sono sul piede di guerra.

In programma, oltre al trasferimento dei 265 studenti della St. John Bosco, che con tutta probabilità diventerà una scuola a “French immersion”, c’è anche la chiusura della St. Francis of Assisi Catholic Elementary School mentre la Immaculate Conception, che fino ad ora garantiva l’insegnamento in lingua inglese diventerà una struttura scolastica a “French immersion”.

Tanti i cambiamenti previsti, quindi per queste quattro scuole che distano circa un chilometro l’una dall’altra e che, a detta della maggioranza dei genitori, non tengono conto delle reali esigenze dei ragazzi in primis e delle loro famiglie. Cambiamenti, oltretutto, che non sono stati resi noti nel modo dovuto.

«Il 6 settembre abbiamo manifestato davanti alla scuola ed abbiamo indossato magliette con la scritta “Save our school” proprio allo scopo di informare, la nostra non era una protesta, abbiamo voluto solo far sapere quello che sta succedendo - dice Annabella Da Silva, mamma di tre figli, uno dei quali frequenta la St. John Bosco - la maggior parte ci guardava con occhi increduli, nessuno ci ha informato tramite una lettera dei cambiamenti in serbo... Il board dice di aver mandato una lettera al city council e che questo doveva a sua volta informare la comunità ma, da quanto ne so io, non è mai successo...».

C’è amarezza nella voce della mamma di Vaughan che reputa la decisione presa dallo York Catholic District School Board pilotata dall’alto e presa troppo in fretta, senza il supporto di analisi sui pro e i contro di questi cambiamenti che diventeranno operativi dal settembre 2017 con l’inizio del nuovo anno scolastico. «Dal punto di vista pratico mi disturba il fatto che non è stato fatto uno studio sul traffico e sulla sicurezza - spiega Tony Lacaria, padre di due bambini che frequentano la St. John Bosco - mentre davanti alle altre tre scuole ci sono quattro corsie per le auto, la St. Gabriel ne dispone solo di due. Con l’aggiungersi degli studenti della St. John, ovviamente aumenterà il numero di auto con mamme, papà e anche nonni che accompagneranno i bambini a scuola e di conseguenza i problemi di traffico. Inutile dire che il board ha il dovere di considerare la viabilità davanti alla scuola prima di decidere, avrebbe dovuto fare uno studio sul traffico, cosa che non ha fatto».

«È vero, il board dice che abbiamo il “walk to school program”, ovvero che se si dista un chilometro si dovrebbe camminare a piedi da casa a scuola ma naturalmente, questo non succede - interviene Annabella Da Silva - si dimentica che viviamo in Canada e che l’inverno, con pioggia, neve e freddo è lungo...».

Il problema del traffico e della distanza, può creare inconvenienti non trascurabili ai genitori che si trovano, di punto in bianco, a dover accompagnare i figli in una scuola più lontana. Quel che però li disturba maggiormente è che i bambini non vengono tenuti nella giusta considerazione, che il loro benessere passi in secondo piano.

«I bambini andrebbero protetti, specie se si tratta di quelli con particolari bisogni - aggiunge Annabella Da Silva - un anno di transizione per questi bambini è semplicemente ridicolo. Lo stesso board ha progettato “l’autistic spectrum disorder program” come un programma di due anni. Cambiare scuola per i bambini con disabilità o problemi emotivi e comportamentali equivale a un trauma, in genere si sentono tranquilli e protetti nell’ambiente che con il tempo è diventato loro familiare al punto che riescono anche a fare incredibili miglioramenti. Cambiare scuola e di conseguenza insegnanti non farà loro del bene senza contare che la St. John ha solo il piano terra, ha tutte le strutture necessarie e per questi ragazzi è ideale».

È una decisione, questa di dare alla “French immersion” una corsia preferenziale rispetto alle scuole con insegnamento in lingua inglese che sembra avere origine dalle pressioni esercitate da una parte dei genitori: «Il numero degli studenti che intendono frequentare in “French immersion” è diventato troppo grande rispetto ai posti offerti dalla scuola - dice la Da Silva - molti genitori sono felici dell’espansione di questo programma perchè sono convinti che conoscendo tre lingue, all’inglese e al francese va aggiunto anche l’italiano, possano avere maggiori opportunità nella propria vita. Da quel che vedo le scuole con l’insegnamento in inglese sono scuole di secondo piano rispetto a quelle dove si adotta il francese. Dietro, potrebbe anche esserci una scelta politica in quanto quelle a “French immersion” potrebbero ricevere fondi dal governo».

Qualche piccola ma significativa differenza tra i due tipi di scuola esiste: quando una scuola dove viene adottata la lingua inglese viene trasferita o chiusa i suoi insegnanti perdono automaticamente il posto di lavoro, cosa che non succede per le altre che traslocando portano con sé insegnanti e materiale didattico.

Di fatto la chiusura della St. John Bosco ed il trasferimento degli studenti nella St. Gabriel ha stressato genitori e ragazzi dividendo la comunità del quartiere di Vaughan che ruota attorno alle due scuole: «I genitori sono preoccupati e divisi mentre molti ragazzi al summer camp sono stati fatti oggetto di scherno da altri compagni di gioco, molti in lacrime hanno chiesto di non dover più frequentare il campeggio estivo. Per un bambino essere deriso e sentirsi dire “You lost. Now you have to came to our school” non è bello».

Una comunità divisa e resa più fragile da una decisione del provveditorato di York che sta aspettando la decisione finale sul futuro delle scuole in questione che verrà resa nota durante il meeting dei fiduciari scolastici il prossimo 25 ottobre mentre a fare orecchie da mercante sulla questione sono stati finora la trustee Maria Marchese, politici e consiglieri comunali: «Alla trustee Marchese forse non è consentito intervenire dal momento che non risponde alle email che le abbiamo inviato - dice Anna bella Da Silva - neppure l’mpp della zona Steven Del Duca ha risposto alle nostre email, l’ultima di due giorni fa, nelle quali chiedevamo solo un incontro di 15 minuti per discutere della nostra preoccupazione inerente il traffico davanti alla St. Gabriel. L’mp Francesco Sorbara invece non può far altro che ascoltare cosa abbiamo da dire».

In fondo, già all’inizio dell’anno scolastico lo York Catholic District School Board era stato chiaro in proposito e non aveva nascosto la ferma volontà di voler risparmiare sulla spesa: “Il cambiamento è difficile da accettare per i genitori e gli studenti che sono legati alla scuola ma occorre tenere conto del calo delle iscrizioni e della necessità di utilizzare i finanziare in modo efficace” aveva scritto in un comunicato.

«È ridicolo quello che sta succedendo, è semplicemente ridicolo - conclude Annabella Silva - mi piange il cuore per i bambini autistici in particolare. Siamo stati messi su questa terra per aiutarci e per essere umani.... il programma per questi bambini non bisognerebbe davvero trasferirlo...».

(Mercoledì 28 settembre 2016)

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materaTORONTO - La proposta di gemellaggio Matera-Toronto ha ricevuto un’altra iniezione di sostegno venerdì 23 settembre quando il gruppo Basilicata Society guidato da Frank Miele si è incontrato con il sindaco John Tory. Il gruppo (Dan Montesano, Sam Primucci e Pat Tremamunno) era accompagnato dalla deputata Judy Sgro in questa occasione per presentare la chiave di Matera. È stato un gesto di cortesia del sindaco e del consiglio comunale della città che nel 2019 sarà Capitale della Cultura Europea.

Il culto dell’Addolorata a Toronto

di Nicola Pirone

TORONTO - C’è una devozione verso la Madonna Addolorata che in Canada è poco conosciuta, ma le sue origini sono molto antiche e risalgono al 1669. È l’anno in cui a San Nicola da Crissa, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, fu fondata la confraternita del Santissimo Crocifisso che solamente due mesi dopo eresse a protettori proprio la Beata Vergine Addolorata e i santi Nicola e Anna.

In Canada è arrivata con la forte emigrazione che ha interessato tutto il territorio calabrese. Erano anni in cui l’attaccamento alle origini era molto forte e non poteva essere da meno la pietà popolare. Nonostante tutto, il culto verso l’Addolorata rimase quasi nascosto, come un ricordo pronto a essere svelato e così il 22 luglio del 1992 Vito Garisto, accompagnato dal presidente e vice dell’associazione del Santissimo Crocifisso Pino Macrì e Rosario Iori, fondarono in Canada la confraternita. Nello stesso anno i confratelli in camice bianco, mantellina e cordoncino viola sfilarono per la prima volta durante una processione.

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I confratelli dell’Addolorata a Toronto

Il 1992 fu l’anno della rinascita con la prima messa che ogni 15 di settembre è celebrata nella chiesa di san Pietro e san Paolo a Mississauga. Fu il preludio a ciò che doveva avvenire nel 1994 quando in Canada arrivarono le statue di bronzo del Santissimo Crocifisso e Maria Addolorata di San Nicola da Crissa, oggi poste all’interno del santuario dei Martiri Canadesi a Midland. Date molto importanti che si susseguono nei secoli. Infatti, fu proprio il 22 luglio del 1732, che un gruppo di fedeli fondò nella chiesa parrocchiale del piccolo centro delle Pre Serre Vibonesi la confraternita dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, che ricevette l’approvazione del vescovo di Mileto Ercole Michele Ajerbi d’Aragona. Il regio assenso tarderà di qualche anno ad arrivare e solamente il 24 maggio del 1777 giunge il sì definitivo del governo napoletano.

Da quanto si apprende dall’archivio storico della confraternita del Santissimo Crocifisso, a richiederlo fu proprio una grossa parte del gruppo dirigente di quest’ultimo, proprio come a Toronto. La confraternita dell’Addolorata, continuò a vivere nel corso di tutto l’800, in stretta unione con la sorella maggiore, quella del Crocifisso. È il 1887, quando un provvedimento pontificio emanato da papa Leone XIII riserva al priore generale dei Servi di Maria l’erezione della confraternita sotto il titolo dell’Addolorata.

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Il priore Vito Garisto

Alla fine degli anni ’50 del XX secolo, con la concomitanza del grande esodo migratorio, la confraternita dell’Addolorata interruppe le sue attività. Solamente nel 1990 su iniziativa di vecchi iscritti e simpatizzanti, col permesso della chiesa le mantelle viola ritornarono a fare parte del corteo che apre le processioni del Venerdì Santo, santa Croce, Corpus Domini, Santissimo Crocifisso e san Nicola, ma ben presto si ridurrà alla sola processione del Crocifisso che si svolge a fine agosto.

La pratica devozionale, ancora oggi è molto attiva con la confraternita che partecipa alla processione del Venerdì Santo e a quella del Santissimo Crocifisso all’interno del Santuario dei Martiri Canadesi a Midland. Ogni anno in concomitanza con la ricorrenza che si svolge a San Nicola da Crissa, il presidente Vito Garisto assistito dalla moglie Vittoria Fatiga fa celebrare una messa alla quale partecipa un buon numero di sannicolesi, al termine della quale invita tutti nella sua abitazione per un rinfresco.

(Mercoledì 21 settembre 2016)

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Del Zotto: «Il Canada, un Paese affascinante»

di Mariella Policheni

TORONTO - È giovane, dinamico, preparato. Ed è anche felice di rinsaldare i rapporti con le comunità che dal suo paese sono emigrate oltreoceano. Marcello Del Zotto, ingegnere di 35 anni e primo cittadino di Sesto al Reghena (Pordenone) dal 2014, dopo quattro giorni a New York è giunto a Toronto per una visita di qualche giorno, una visita caratterizzata da piacere e impegno al tempo stesso.

«Questo mio viaggio in Canada è il secondo, ci ero già venuto 15 anni fa con una banda del mio paese e il viaggio si era rivelato una bella esperienza - dice d’impeto il sindaco friulano - questa volta sono qui con la mia moglie Ylenia Toniol, i miei genitori Davide Del Zotto e Dilva Vit ed i miei suoceri Carlo Tonioli e Maria Grazia Bortolin da un lato per visitare parenti che abbiamo da entrambe le parti e dall’altro in forma più istituzionale per trovare concittadini di Ramuscello, Bagnarola e Sesto».

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Il sindaco Marcello Del Zotto a Windsor assieme a parenti e concittadini

I friulani emigrati da questi paesi Del Zotto li ha incontrati in particolare durante una cena. «Mi ha colpito enormemente il ricordo forte, intenso che hanno della loro patria natia e della loro infanzia, un ricordo vivo nella loro memoria oltre alla grande forza ed energia quando chiedono informazioni  rispetto a come stanno andando le cose in Italia  - dice Marcello Del Zotto - è chiaro che in un mondo così globalizzato dove siamo vicini uno all’altro attraverso i mezzi di comunicazione è bellissimo vedere come dopo tanti anni, pur avendo a che fare con persone che sono integrate con la società e la comunità canadese, queste persone mantengano ancora la propria identità italiana integra così come la volontà di  conservarla».

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Marcello Del Zotto con la moglie Ylenia Tonial, i suoceri Carlo Tonial e Maria Grazia Bortolin, i genitori Daniele Del Zotto e Dilva Vit e il ministro Laura Albanese

Un cordone ombelicale, fa notare il sindaco di Sesto al Reghena, che non si è mai spezzato. «Io sono un amministratore giovane e per fortuna non ho avuto modo di conoscere i momenti tragici che hanno visto varie famiglie separate - aggiunge Del Zotto - cercare dall’Italia di mantenere questi legami è molto importante. Soprattutto in Friuli abbiamo già una rete intensa attraverso ad esempio i Fogolar Furlan, l’Efasce, gli Emigranti nel mondo, i corpi d’arma come ad esempio gli Alpini con il coordinatore del Nord America Gino Vatri che è anche mio cugino, che ha sempre fatto un ottimo lavoro per tenere saldi i legami con l’Italia. Dobbiamo continuare a mantenere questo legame con iniziative didattiche ma non solo: sono importanti anche quelle culturali e sociali in modo che si conosca il percorso di tante persone che si sono integrate in una nuova comunità come quella canadese e americana».

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Mafalda Odorico, Marina Fiorido e Mirella Fiorido, il sindaco Del Zotto, Oriana e Silverio Gardin presidente del Club Ramuscello di Sesto al Reghena

Una società diversa da quella italiana così come diversa è la sua organizzazione, il modo di vivere e le strutture architettoniche che Del Zotto, una laurea specialistica in ingegneria civile, non ha mancato di osservare nel suo giro a Windsor, Niagara Falls, Niagara on the Lake, Midland, Toronto con la visita alla città, Queen’s Park e l’incontro con il ministro all’Immigrazione Laura Albanese.

«Le vostre strutture sono particolarmente affascinanti, è un ambiente strutturalmente e dimensionalmente completamente diverso da quello italiano - dice il primo cittadino - ma colpisce anche vedere come tante culture, tante persone di diverse razze e nazionalità riescano a condividere i medesimi luoghi di vita in maniera assolutamente ordinata, colpisce vedere le città pulite e sicure il cui merito va dato ai canadesi e a tutti quelli che continuano ad amministrare oggi così bene questi luoghi».

Di questi giorni “veloci e intensi” il sindaco Del Zotto porterà con sé un bel ricordo. «Il mio bilancio è positivo, è stata una esperienza incredibile che mi rimarrà nel cuore e nell’anima al punto che spero prima della fine del mio mandato di poter avere un’altra occasione di poter tornare e incontrare ancora i miei concittadini e tutti gli amici che vivono qui», conclude con un sorriso Marcello Del Zotto.

(Venerdì 16 settembre 2016)

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