Corriere Canadese

Cultura e Spettacoli

08fuocoammare“Fuocoammare”, Lampedusa e i migranti

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Lampedusa (o, come la si chiamava un tempo, Lipadusa) ha una storia antichissima: nell’Orlando furioso essa è teatro di un feroce scontro tra cristiani e saraceni. Ariosto la descrive come un’isola “sì fiera, / montuosa e inegual” che non ci si può camminare in piano: i soldati del poema – precisa l’autore – avevano combattuto sull’unico spiazzo che un terremoto avrebbe in seguito compromesso. All’esistenza di tale pianoro dovette credere un noto politico italiano ancora nel 2011, quando, per rilanciare il turismo, propose di realizzare un campo da golf.

Oggi come ieri Lampedusa è la porta d’Europa: qui il Nord incontra il Sud del mondo, l’Oriente saluta l’Occidente; qui, dopo una fortunosa e dispendiosa traversata, approdano migliaia di migranti. A questa vocazione dell’isola e dei suoi abitanti, che con risorse spesso insufficienti affrontano come possono un’emergenza ormai cronica, è dedicato il documentario di Gianfranco Rosi Fuocoammare, presentato al TIFF nella sezione “Masters”. Già vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino, il film è stato girato nel corso del 2015 a stretto contatto con la guardia costiera, i (pochissimi) medici e i pescatori, che ogni giorno assistono all’arrivo di nuovi migranti su imbarcazioni di fortuna, quando non a naufragi e annegamenti.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Fuocoammare non si presenta come un reportage giornalistico: Rosi ha scelto di raccontare gli eventi con un atteggiamento quasi contemplativo, senza pretendere di risalire alle cause remote, senza giudicare direttamente, senza offrire soluzioni chiare, che è la politica, anzi l’Unione Europea, a dover trovare.

Nato in Eritrea e formatosi tra Italia e Stati Uniti, Rosi torna a Toronto dove aveva già presentato il suo primo documentario, Boatman (1993), ambientato in India. Dalle acque sacre del Gange a quelle ecumeniche del Mediterraneo, il regista consegna al pubblico nordamericano una pellicola che aiuterà a capire, dalla prospettiva dei Lampedusani, quello che sull’isola accade da più di vent’anni. Se non da prima, come il grande Ariosto sapeva bene.

(TIFF Bell Lightbox: 9 settembre, 4.15 PM; 10 settembre, 12 PM)

(Giovedì 8 settembre 2016)

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08tiffTra docufilm e cortometraggi, gli italiani al Tiff

di Francesca Facchi

TORONTO – È da ormai quarant’anni che, a inizio settembre, i riflettori di tutto il mondo sono puntati su Toronto. La città ospita infatti uno dei più importanti e prestigiosi festival del cinema internazionale, il Toronto International Film Festival (TIFF), attirando sotto l’ombra della CN Tower attori, registi, giornalisti e, ovviamente, spettatori, che possono gustare première presentate dagli stessi protagonisti.

Quest’anno, durante gli undici giorni della rassegna (8-18 settembre), potremo vedere anche diverse pellicole italiane, in anteprima mondiale o nordamericana. Oltre a Fuocoammare di Gianfranco Rosi, presentato qui, troviamo in programma Acqua e zucchero: Carlo Di Palma, i colori della vita, diretto da Fariborz Kamkari. Si tratta di un documentario che omaggia il talento dello sceneggiatore, direttore della fotografia e regista Carlo Di Palma, la cui opera è ricostruita intrecciando spezzoni di film e interviste agli altri grandi con cui ha collaborato nel corso della sua carriera, da Ken Loach e Wim Wenders a Ettore Scola e Bernando Bertolucci. Il documentario romanzato Mister Universo di Tizza Covi e Rainer Frimmel segue invece il viaggio picaresco di un domatore di leoni sulle tracce di Mister Universo, pretesto per descrivere il mondo del circo italiano.

Anche nella sezione cortometraggi troviamo un nome italiano, il giovane regista Matteo Gentiloni con Semiliberi, ambientato in un carcere femminile, mentre tra i lungometraggi spiccano i film drammatici Indivisibili e Fai bei sogni, diretti rispettivamente da Edoardo de Angelis e Marco Bellocchio. Entrambi sul tema della separazione, il primo lo esplora attraverso gli occhi di due gemelle siamesi adolescenti che si confrontano sulla possibilità, prospettata da un medico, di poter essere divise; il secondo, tratto dal best seller biografico di Massimo Gramellini, è incentrato sulla difficoltà del giornalista di affrontarne la perdita della madre, avvenuta quando era ancora bambino. È infine degna di nota la presentazione al Festival della versione restaurata de La battaglia di Algieri, il film anticolonialista del 1965 di Gillo Pontecorvo, censurato in Francia fino al 1971 e ancora capace di farci riflettere.

(Giovedì 8 settembre 2016)

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08papabertolioPapa, Cuba e Fidel Castro: il documentario

di Johnny L. Bertolio

TORONTO - Nel settembre del 2015 papa Francesco è stato protagonista di una visita storica a Cuba. Il pontefice argentino ha avuto un ruolo di primo piano nell’avvio di contatti diplomatici ufficiali e risolutivi tra l’isola e gli Stati Uniti, come apertamente riconosciuto da Raúl Castro e Barack Obama in occasione della fine dell’embargo.

Alla vicenda è dedicato il documentario Pope Francis, Cuba and Fidel di Gianni Minà, che sarà proiettato giovedì 8 settembre con il sostegno congiunto di AMBI Pictures e Italian Contemporary Film Festival, alla presenza del regista (che risponderà alle domande del pubblico) e di alte personalità istituzionali dei Paesi coinvolti.

Come racconta Minà, scopo della pellicola è stato quello di documentare “i cambiamenti nella società cubana, le vite della gente comune e di una nuova generazione nata in un Paese fiero e pieno di cultura, nonostante le poche risorse a disposizione e gli errori perpetrati durante la rivoluzione”. Il documentario si sofferma sul ruolo dei fratelli Castro prima e dopo la sospensione dell’embargo e sulle motivazioni che hanno spinto finalmente Obama ad affrontare con lucidità e realismo il dossier Cuba: qualche tentativo era stato fatto ai tempi di Jimmy Carter, ma poi l’avvento di Ronald Reagan aveva impedito che si proseguisse sulla strada del dialogo.

Accanto ai protagonisti della politica, Minà ha potuto mettere in rilievo anche la testimonianza di uomini di Chiesa: monsignor Angelo Becciu, nunzio apostolico a Cuba dal 2009 al 2011 e il cardinal Jaime Ortega, arcivescovo dell’Havana, che in gioventù si era fortemente opposto alla rivoluzione castrista. A loro si aggiungono le storie di frati e pastori che, dopo le difficoltà materiali e talvolta la prigionia, oggi salutano con speranza quella che sembra una nuova era per i fedeli cubani di tutte le confessioni religiose. Accompagnano le interviste e i filmati esclusivi le musiche di Pablo Milanés e Silvio Rodriguez, che aiutano a comprendere con ancora maggiore profondità le dinamiche della vita a Cuba.

(Cineplex Odeon Varsity Cinema, 55 Bloor Street West, Toronto – 8 settembre, 7.30 PM)

(Giovedì 8 settembre 2016)

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