Corriere Canadese

Italia

08contiglianoOttant’anni fa il disastro ferroviario di Contigliano

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Ieri ricorrevano 80 anni dal disastro ferroviario di Contigliano, paese a una decina di chilometri da Rieti. Diversamente dalla retorica del regime fascista, per la quale i treni erano sempre in orario e le ferrovie funzionavano alla perfezione, in quella disgraziata mattina di sabato 3 ottobre 1936, alle 9:44, la “littorina” proveniente dalla stazione di Aquila e diretta a Terni si scontrò frontalmente, sull’unico binario di marcia, col treno postale proveniente dal capoluogo umbro. Una tragedia. Almeno 15 i morti e quasi tutti i passeggeri della littorina, una settantina, gravemente feriti. Un medico aquilano, Mario Capezzali, fermo al passaggio a livello con la sua Balilla, fu testimone dell’incidente e tra i primi a portare soccorso.

Su quel treno per Terni viaggiava la squadra di calcio A.S. Aquila, allora militante nel campionato nazionale cadetto, che si stava recando a Verona per la partita di campionato dell’indomani.

Coinvolti nel disastro 15 giocatori (Sain, Viganò, La Roma, Testoni, Rossi, Martini, Moretti, Corsarini, Angiolini, Battioni, Bon, Rossini, Gravisi, Pastorelli, Lessi), l’allenatore, il massaggiatore e due dirigenti accompagnatori dell’A.S. Aquila. Nel terribile scontro tra i due convogli perse la vita l’allenatore rossoblù Attilio Buratti, mentre Marino Bon – attaccante, tre campionati in serie B con i colori dell’Aquila, 61 partite giocate e 18 reti segnate – persi i sensi nel violento impatto, fu dichiarato in un primo momento deceduto e accantonato tra i morti. Fu salvato dall’avvocato Gino Colella, che si rese conto che era ancora in vita. Ricoverato in ospedale, Bon riuscì a riprendersi dal grave trauma.

Tutti gli atleti riportarono pesanti conseguenze fisiche e la gran parte di loro non fu più in condizione di giocare. Per fortuita contingenza, si salvarono solo due giocatori squalificati rimasti a casa e il portiere Stornelli che, svegliatosi in ritardo, non era riuscito a prendere il treno. La Federazione Italiana Gioco Calcio, davanti ad una tragedia così grave per l’A.S. Aquila, propose alla società la salvezza d’ufficio, pur senza disputare le rimanenti partite del campionato cadetto, nel quale la squadra dal 1934 per tre anni aveva militato, unica in Abruzzo ad aver raggiunto un tale risultato. Ma il presidente della società Giovanni Centi Colella rifiutò, continuando il campionato con prestiti gratuiti di giocatori da altre squadre, con le riserve e tesserando nuovi calciatori.

La squadra fu affidata all’allenatore ungherese Andras Kuttik. Non si riuscì, tuttavia, ad evitare la retrocessione. Da allora mai più la squadra di calcio dell’Aquila è riuscita a raggiungere quei risultati e a militare nella serie cadetta.

Facendo le dovute proporzioni, per l’A.S. Aquila, nata nel 1927, l’incidente di Contigliano risultò essere come la tragedia di Superga per il grande Torino.

Allenata da Barbieri, l’A.S. Aquila era stata promossa in serie B nel campionato 1933-34, battendo per 3 a 1 l’Andrea Doria di Genova (attuale Sampdoria) in un’epica finale.

Questa la formazione che portò la squadra alla vittoria: Sain, Mattei, La Roma, Giannini, Testoni, Rossi, Piacentini, Corsanini, Battioni, Bon, Budini. Nel campionato successivo 1935-36, guidata dall’allenatore ungherese Hort, Aquila degli Abruzzi (ancora non si chiamava L’Aquila) ebbe la più bella squadra di calcio della sua storia, con Sain, Mattei, La Roma, Testoni, Rossi, Ballardini, Frossi, Carnevali, Battioni, Bon, Budini. Scrive Dante Capaldi nella Storia dello Sport abruzzese: “Potenza e velocità erano le caratteristiche fondamentali della formazione aquilana con individualità tecniche di primo piano quali Frossi e Bon. Quest’ultimo dal tocco fine ed elegante era definito la ballerina del calcio aquilano. Un misto di Rivera e Mazzola, sotto il profilo tecnico-atletico-tattico. Fu l’ultima stagione in cui all’Aquila si vide il vero calcio. La squadra si classificò al 9° posto”.

Negli anni bellici, dal 1940 al ’45, i campionati vennero sospesi. Marino Bon, tornato in piena efficienza fisica dopo il disastroso incidente di Contigliano, continuò a giocare insieme a Rossini, Mancini, Brindisi, Izzo, Seccia, Iovinelli, Mariani, Scarlattei ed altri, disputando in quegli anni partite contro formazioni militari, tedesche e poi inglesi. In quegli stessi anni si mise in luce il mediano Italo Acconcia, proveniente dalle file dell’Oratoriana, che poi avrebbe avuto una bella carriera da calciatore con squadre come Fiorentina, Roma, Udinese, Genoa, Catanzaro, Salernitana, Modena, ed altre, nei campionati di serie A e B, ed una brillante carriera di tecnico anche delle Nazionali minori.

Tornando a Marino Bon, riprese l’attività agonistica con la formazione rossoblù nel campionato di serie C del 1946-47, giocando fino a ridosso degli anni Cinquanta quando, dismessa l’attività agonistica, iniziò una nuova vita come formatore sportivo, nel calcio e soprattutto nel tennis. Da allora intere generazioni di aquilani sono passate sotto la sua rigorosa guida nella formazione atletica e sportiva, ma anche morale. Il suo carattere forte, in apparenza talvolta spigoloso, era invece ricco di grande sensibilità e umanità. Il suo grande carisma.

Molti calciatori hanno ricevuto da Bon i fondamentali tecnici della disciplina e le sottigliezze del gioco d’attacco, nel quale era stato maestro sui campi di gioco. E ancora, tutto il mondo del tennis aquilano è cresciuto tecnicamente sotto la sua scuola.

Un impegno tecnico e formativo, sotto tutti gli aspetti, che Marino Bon ha praticamente svolto fino all’età di 85 anni, un paio d’anni prima della sua dipartita, insegnando ai ragazzi lo sport e i valori di lealtà, onestà e coraggio, che rendono la vita più degna d’esser vissuta. Tutta la città lo ricorda con affetto ed ammirazione, salvo l’ultima generazione che non ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un valore sportivo e umano, il suo, trasmesso ai figli Rossana e Antonio (Totò), che nel tennis si sono espressi brillantemente, con rilevanza nazionale, e nella loro vita professionale di docenti.

(Martedì 4 ottobre 2016)

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06stalloromaM5S, a Roma lo stallo continua

di Marco Scaccia

FROSINONE - Mi sarebbe piaciuto poter informare tutti i lettori di come, trascorso questo tempo, Roma stava pian piano rinascendo magari sotto la spinta di una azione di governo forte e motivata, ma purtroppo non è così e dovrò raccontare un’altra storia.

Una storia di 100 giorni di governo che ha visto lasciare la nave: il capo di gabinetto, il segretario generale, l’assessore al Bilancio oltre a tutte le più alte cariche delle Aziende Municipalizzate e per terminare, è notizia di ieri quella della rinuncia da parte del dott. Stefano Fermante Ragioniere Generale di Roma Capitale con decorrenza dal prossimo 31 ottobre.

Da ieri, è stata tutta una rincorsa a dire che “…no, non è vero, il dott. Fermante è regolarmente al suo posto…” che tecnicamente risponde al vero.

Il dott. Fermante è al suo posto perché è un dirigente vincolato fino al 31 ottobre da un contratto, non si è licenziato, ha solo rinunciato a guidare il dipartimento che vigila sulle finanze cittadine.

Oltre alla presentazione della rinuncia il Ragioniere Generale ha presentato una relazione nella quale evidenzia come i conti di Roma siano in profondo rosso, con serio rischio di default, vista la mancata manovra correttiva, impossibile da costruire senza la nomina dell’assessore competente.

Ad onor del vero c’è però da dire che il deficit di Roma viene da uno squilibrio strutturale che non è imputabile al governo M5S, ma gli attuali inquilini del Campidoglio nei loro 100 giorni dalla nomina sono rimasti inerti di fronte ad un debito che nel frattempo faceva un balzo in avanti di altri 1,5 milioni di euro, mentre il Decreto salva Roma che prevedeva tra l’altro la vendita delle Società Partecipate è rimasto lettera morta.

Speriamo che, dopo aver dato la colpa “ai poteri forti”, alle “lobby di Roma Capitale”, al “PD” ora il Movimento 5 Stelle si svegli dal torpore nel quale è caduto dopo aver vinto le elezioni ed inizi a governare.

Dopo i tuoni e la pioggia, non vorremmo dover essere testimoni di un vero e proprio temporale.

(Lunedì 3 ottobre 2016)

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06roma2024Roma 2024, i sindaci Ottaviani, Pietrangeli, Coletta e Michelini contro Raggi

di Marco Scaccia

FROSINONE - Il secco “no” di Virginia Raggi alle Olimpiadi di Roma 2024 non avrà ripercussioni nel solo territorio di Roma ma il suo eco si farà sentire in tutte le altre provincie laziali che però sono ormai stanche di dover subire “scelte altrui in casa propria”.

Per questo motivo nonché per evitare che le infrastrutture previste non si realizzino per le scelte ritenute “non idonee” del governo di Roma Capitale targato M5S che i Sindaci Ottaviani, Pietrangeli, Coletta e Michelini si sono riuniti oggi (26.09) a Rieti ed hanno lanciato la “loro” Olimpiade…da Roma 2024 a Roma Capitale 2024 nel tentativo che il Sindaco Raggi ed il Consiglio Comunale non adottino la delibera che segnerebbe la fine di un sogno che manca nel Nostro territorio dal lontano 1960.

Il ragionamento dei quattro Sindaci è molto chiaro: “… le aree che rappresentiamo – hanno dichiarato in un documento comune – già provate dagli anni di crisi che stiamo attraversando, non possono permettersi il lusso di rinunciare a quei 6 miliardi di euro stimati per infrastrutture ed a quei 170.000 posti di lavoro necessari in circa 8 anni di lavori…” pertanto non è possibile accettare passivamente una scelta che indirettamente colpisce anche la Nostra economia.

I quattro Sindaci pertanto chiedono al Presidente del CONI dott. Giovanni Malagò di valutare la possibilità che le Olimpiadi siano organizzate e gestite da tutte le province del Lazio.

Certo che dopo l’esaltante stagione in serie A del Frosinone Calcio, avere nelle strutture dicasa anche le Olimpiadi sarebbe la cosiddetta ciliegina sulla torta….sognare non costa nulla!!

(Martedì 27 settembre 2016)

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renzi2«Sono assolutamente certo che un passo alla volta, giorno do- po giorno, l’Italia possa tornare ad essere la prima economia del Continente», ha dichiarato. il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «Questa storia dell’im- broglio sulla domanda del referendum sulle riforme non sta né in cielo né in terra, è la legge che prevede di mettere così il quesito, la Corte di Cassazione», riba- disce il presidente del Consiglio italiano. «La vera fregatura per alcuni nostri amici - aggiunge il premier - è che finalmente è chiaro il messaggio, tocca ai cittadini decidere: sì o no, non forse, non riprova, non domani».

Renzi parla anche del prossimo vertice tra Angela Merkel, Francois Hollande e Jean Claude Juncker. «Se vogliono cambiare» l’Unione europea «l’Italia c’è, se vogliono vivacchiare ad andare avanti come adesso la foto possono farla da soli - dice Renzi - Le foto servono a poco se le cose non cambiano, non è che andiamo lì per fare l’album di famiglia».

In giornata, intervenendo a Firenze alle celebrazioni per i 300 anni della denominazione del vi- no Chianti classico, Renzi ha esor- tato a smetterla «di guardare con preoccupazione al futuro. Il futuro dell’Italia è un grande futuro».

«L’Italia - ha aggiunto Renzi- deve tornare a essere leader in tutti i settori, senza dare niente per scontato». «Se ci riusciamo il futuro sarà più forte. L’Italia deve smetterla di avere paura della globalizzazione».

«Questo - ha detto ancora il presidente del Consiglio - è un Paese dove bisogna buttare via un po’ di cose, nella burocrazia, nel- la politica, ecc. Bisogna usare l’accetta, fare piano piano, per eliminare cose che non servono. Bisogna semplificare il sistema».

Nel frattempo i comitati per il sì hanno confermato che il senatore del Partito Democratico Ro- berto Cociancich sarà presente a un incontro con la comunità organizzato al Columbus Centre di To- ronto, alle 19.30 del 3 ottobre, nel quale saranno presentate le ragioni a favore del sostegno al referen- dum costituzionale.

prima MARATONINA del FEUDO, buona la prima!
di Marco Scaccia

Castelmassimo (Veroli) - Si è svolta domenica 18 settembre la prima edizione de la: Maratonina del Feudo – run for Rosalba, una 10 km che aveva il sapore nobile della solidarietà.

Nonostante il tempo non proprio clemente, oltre 300 sono stati gli atleti ai nastri di partenza ma ad avere la meglio con il tempo di 36.05 è stato Bruno Gravina della Colleferro Atletica, seguito da Fabio Lupinetti dell’Atletica Città dei Papi e da Massimiliano Turchetta della Polisportiva Ciociara A. Fava.