Corriere Canadese

Politica

byelectionTORONTO - A meno di due anni dal voto, continuano a moltiplicarsi i segnali negativi per Kathleen Wynne.

03hillaryhavintoHillary ha vinto, ma senza il colpo del ko

di Francesco Veronesi

TORONTO - Il primo round è andato a Hillary Clinton, ma non c’è stato il colpo del ko e il match non è affatto finito.

03cartastracciaImpegno che purtroppo è carta straccia. Nel Mediterraneo si continua a morire

di Francesco Veronesi

TORONTO - La comunità internazionale si assume l’obbligo morale di fare di più per risolvere la crisi dei migranti e dei rifugiati. Un impegno, quello preso all’Assemblea generale dell’Onu, che ribadisce il bisogno di intervenire per risolvere il peggiore dramma umanitario su scala mondiale degli ultimi decenni. Un impegno, ci permettiamo di aggiungere, destinato a rimanere una toccante, commovente dichiarazione di principio da parte dei 193 capi di Stato e di governo firmatari, che non affronta le radici del problema e che non può porre fine all’ecatombe nel Mediterraneo.

A scanso di equivoci, bisogna dire che la Dichiarazione Onu partorita a New York non è vincolante per i Paesi firmatari, che in principio cioè si dicono d’accordo sui suoi contenuti ma che non sono obbligati a fare nulla.

Nella Dichiarazione non sono previste misure concrete per arginare l’emergenza quotidiana, fatta di barconi zavorrati da migliaia di disperati che rischiano la vita in fuga dalla guerra, dalla povertà e dalla disperazione. Non vi sono proposte, messe nero su bianco, di aiuti per i Paesi - Italia in primis - che in mezzo all’indifferenza generale si fanno carico del soccorso e dell’accoglienza di donne, uomini e bambini. L’Unione europea fa le orecchie da mercante, Angela Merkel - dopo la batosta di domenica alle regionali - è pronta al giro di vite ai confini, in Francia il populismo del Fronte Nazionale cavalca le fobie e le paure alimentate dagli attacchi terroristici a Parigi e Nizza. E la Gran Bretagna, dopo essere uscita dall’Europa sbattendo la porta, è pronta a volta pagina e - come ha spiegato la premier Theresa May - a dire “no” all’immigrazione incontrollata.

Senza dimenticare i muri e le deportazioni di massa proposte da Donald Trump. Insomma, oltre alla Dichiarazione d’intenti dell’Onu e alle belle parole di Barack Obama, ci rimane ben poco. L’intervento dell’inquilino della Casa Bianca ricorda i tanti discorsi fatti in questi ultimi otto anni in seguito agli omicidi di massa che si sono ripetuti, con una puntualità disarmante, negli Stati Uniti. Il dolore, la rabbia, la volontà di cambiare lo status quo - in quel caso, la legge sul possesso delle armi da fuoco - e allo stesso tempo la disarmante consapevolezza di non poter far nulla.

Non sorprende quindi che alle pompose dichiarazioni dei politici che si sono passati il testimone sul palco, davanti ai riflettori e ai microfoni, durante i lavori dell’assemblea siano poi seguiti i commenti dei rappresentanti delle associazioni umanitarie che si occupano dei soccorsi e dell’assistenza dei migranti. E i toni - come le valutazioni - sono stati diametralmente opposti: la Croce Rossa parla esplicitamente di “governi ipocriti”, Medici Senza Frontiere condanna la mancanza di un piano concreto e così via.

Spenti i riflettori all’Assemblea generale, noi saremo a posto con la nostra coscienza, ma i barconi dei disperati continueranno a partire e ad affondare, la gente continuerà a morire e l’impegno solenne dell’Onu sarà semplice carta straccia.

(Mercoledì 21 settembre 2016)

Scarica "Impegno che purtroppo è carta straccia. Nel Mediterraneo si continua a morire"

 

02migrantirenziMigranti: Renzi batte i pugni, da Trudeau nuovi fondi

di Francesco Veronesi

TORONTO - Mentre Matteo Renzi accusa ancora una volta l’Europa di aver lasciato l’Italia da sola ad affrontare l’emergenza migranti, Justin Trudeau annuncia nuovi fondi per le emergenze umanitarie nel mondo. È stata vissuta in questo modo, dal governo italiano e da quello canadese, la conferenza di ieri presso l’Assemblea generale delle Nazioni unite a New York sull’emergenza profughi e rifugiati. Un problema che continua ad aggravarsi ogni giorno, alimentato dal conflitto siriano e dall’instabilità libica.

Su questo punto già la scorsa settimana il presidente del Consiglio italiano aveva chiesto un maggiore impegno dell’Unione Europea per fare fronte all’emergenza migranti. E anche ieri ha ribadito la sua posizione. «La mia impressione - ha detto il premier - è che se l’Europa continua così, l’Italia dovrà organizzarsi in modo autonomo. E su questo ci stiamo tarando per il 2017. Mi dispiace perché questa è un’occasione persa per l’Europa, più che una sconfitta per l’Italia. Io credo che in Europa qualcuno debba riflettere».

Secondo Renzi - che ha confermato come l’Italia sia stata e continuerà ad essere in prima linea nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo, come nell’accoglienza - la chiave di volta per venire a capo del problema è un maggiore sostegno diretto ai Paesi africani: maggiori aiuti umanitari, accompagnati da una crescita degli investimenti e a un sostegno diffuso delle Nazioni africane che hanno intenzione di creare strutture e posti di lavoro in loco.

Mettendo l’Africa al centro di questo progetto, ha spiegato Renzi, si metterebbe in moto un circolo virtuoso.

«E questo - ha continuato il premier italiano - vuol dire interventi in Africa, cooperazione internazionale, messa in sicurezza delle strutture in Africa. E fare sì che chi ha diritto abbia gli strumenti per vivere qui senza stare dalla mattina alla sera a bighellonare fuori dalle strutture pubbliche o private, perché desta la preoccupazione di tutti i sindaci di ogni colore politico».

«O si interviene tutti quanti in Africa per fermare il flusso a monte - è stato questo il monito di Renzi - o è evidente che l’Europa non è in grado di farlo».

Sempre ieri Renzi ha partecipato a un dibattito organizzato dalla Clinton Global Initiative e moderato da Bill Clinton. In serata, infine, il presidente del Consiglio italiano ha ricevuto il premio Global Citizen Award dell’Alantic Council.

Il Canada, ovviamente, vive una situazione diametralmente opposto a quella italiana, almeno per quanto riguarda il fronte migranti. L’unica “emergenza” - se così si può chiamare - che ha dovuto affrontare Ottawa è stata quella riguardo il numero di rifugiati siriani da accogliere, nulla rispetto al peso sostenuto dal governo di Roma che l’emergenza - logistica, nei soccorsi in mare, nell’accoglienza - la vive quotidianamente.

In ogni caso, durante il suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni unite, Trudeau ha promesso un maggiore impegno finanziario del Canada negli interventi umanitari destinati alle zone da dove parte la grande maggioranza dei migranti.

Innanzitutto il Canada aumenterà del 10 per cento il totale degli aiuti umanitari per questo anno fiscale. Oltre a questo, il governo canadese ha deciso di destinare 64,5 milioni di dollari a un piano pluriennale che si pone come obiettivo di sostenere le popolazioni colpite dalle crisi umanitarie nel mondo.

Ottawa, infine, stanzierà 467 milioni di dollari come parte della strategia canadese nella risoluzione della crisi che riguarda la Siria, l’Iraq e le ragioni circostanti.

«Milioni di persone nel mondo - ha dichiarato il primo ministro canadese - sono costrette a scappare dalle loro case a causa di conflitti e persecuzioni. La comunità internazionale deve mettersi insieme per affrontare i bisogni più immediati di queste persone e per aiutarle a ricostruire la loro vita».

«L’annuncio di oggi - ha fatto sapere Trudeau a margine dei lavori dell’Assemblea generale - aiuterà a raggiungere questi obiettivi fornendo a queste persone i beni di cui hanno maggiore bisogno e i servizi, come l’istruzione per i bambini».

(Martedì 20 settembre 2016)

Scarica "Migranti: Renzi batte i pugni, da Trudeau nuovi fondi"

S’infiamma la corsa verso il referendum

dell'Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO - Tra qualche giorno sapremo la data esatta del referendum costituzionale in Italia. Allora cominceranno veramente i fuochi d’artificio da entrambe le fazioni. E sarebbe ora. Modificare o intervenire sui principi e i meccanismi attraverso i quali un popolo governa se stesso è, per usare un’espressione inglese, “un affare bello grosso”.

Il Canada ha vissuto un’esperienza simile nel 1980 e ancora, più pericolosamente, nel 1995. I canadesi di origine italiana si presero seriamente le proprie responsabilità in quell’occasione. Ma su questo tornerò più avanti.

Nella farsa che sta precedendo l’annuncio, alcuni, come si dice, si stanno facendo “prendere i cinque minuti”, perché l’ambasciatore americano in Italia ha detto pubblicamente che un voto per il No equivarrebbe al disastro per il Paese, per l’Europa e presumibilmente per tutto ciò che ne consegue. Forse.

Gli americani sono sempre interessati a quello che succede in Italia. Non si trattengono dall’esprimere le loro opinioni a riguardo - a riguardo di tutto, in realtà. In questo caso, Jim Messina, consulente americano alla cui azienda è stata commissionata la guida della campagna referendaria, avrebbe chiesto al suo ex capo, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, di “dargli una mano”.

Il presidente Obama ha assecondato la richiesta: il premier Renzi è stato invitato a una cena di Stato alla Casa Bianca (non al livello di una visita di Stato, ma comunque importante da un punto di vista di Pr, per la “bella figura”), e l’ambasciatore John Phillips ha rilasciato i suoi commenti. Dato che ufficialmente ancora non c’è nessun referendum in corso, non si è trattato di “violazione del protocollo diplomatico”.

Forse questo “non-intervento” americano funzionerà in Italia, un Paese in cui ogni cosa americana è a priori introdotta nell’Olimpo e si vede riconosciuta la venerazione ossequiosa di solito riservata alle divinità. Per gentilezza tendiamo a dimenticare che in Italia si trovano sette (7) basi militari americane operative (una dell’aviazione, due dell’esercito, quattro della marina). Sapremo presto se le opinioni americane sul risultato del referendum avranno un certo impatto.

Ma saranno gli italiani a decidere, come fecero gli abitanti del Quebec nel 1995.

02referendumquebec

Allora un giovane e affascinante presidente Clinton con la moglie Hillary si precipitarono a Ottawa nell’inverno precedente al referendum. Il presidente parlò al Parlamento canadese e in termini garbati ma decisi espresse la preferenza dell’America per un voto a favore di rimanere in Canada, aggiungendo “elegantemente” che ovviamente solo i canadesi (residenti in Quebec) avrebbero deciso.

Aveva ragione. Un notevole, storico 93,52 per cento dei 5.087.009 aventi diritto si presentò in effetti alle urne - smartphone, Twitter e Facebook non si misero tra i piedi. Si decise sul filo di lana: il “rimanere in Canada” vinse con un margine di appena il 50,58 per cento contro il 49,42 - appena 55mila voti.

Un risultato reso possibile dagli elettori anglofoni e allofoni (né inglesi né francesi ma etnici): il 95 per cento di loro andò a votare in supporto del Canada.

Una affluenza simile degli elettori col passaporto italiano attualmente residenti in Canada (circa 76mila solo nella Gtha) potrebbe avere un impatto analogo sul risultato del referendum in Italia.

Alla fine tutto dipenderà da quale fazione riuscirà a coinvolgere meglio i propri sostenitori. Per ora, in Canada, due dei tre parlamentari e senatori eletti al Parlamento italiano, l’onorevole Fucsia Fitzgerald e il senatore Turano, hanno preferito tacere, lasciando il campo alla parlamentare La Marca.

Potrebbero farsi avanti dopo, quando ci si sarà dimenticati del loro ambasciatore americano e si inizierà a fare sul serio.

Se l’esperienza canadese, registrata nella tabella in questa pagina, è di qualche indicazione, nessuno in Italia dovrebbe dare per scontato il risultato del referendum. Per usare un’altra espressione usata nel calcio, “la partita non è finita finché l’arbitro non fischia la fine”.

(Lunedì 19 settembre 2016)

Scarica "S'infiamma la corsa verso il referendum"