Corriere Canadese

Sport

11velespiegateIl vento non è cambiato, Juve a vele spiegate

di Nicola Sparano

TORONTO - Noi italiani siamo cresciuti a pane e pallone. È una passione, da alcuni definita “malattia”, esportata anche all’estero. Lo dimostra la nostra storia che ha sempre visto il calcio al primo posto della lista degli sport più seguiti.

08contiglianoOttant’anni fa il disastro ferroviario di Contigliano

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Ieri ricorrevano 80 anni dal disastro ferroviario di Contigliano, paese a una decina di chilometri da Rieti. Diversamente dalla retorica del regime fascista, per la quale i treni erano sempre in orario e le ferrovie funzionavano alla perfezione, in quella disgraziata mattina di sabato 3 ottobre 1936, alle 9:44, la “littorina” proveniente dalla stazione di Aquila e diretta a Terni si scontrò frontalmente, sull’unico binario di marcia, col treno postale proveniente dal capoluogo umbro. Una tragedia. Almeno 15 i morti e quasi tutti i passeggeri della littorina, una settantina, gravemente feriti. Un medico aquilano, Mario Capezzali, fermo al passaggio a livello con la sua Balilla, fu testimone dell’incidente e tra i primi a portare soccorso.

Su quel treno per Terni viaggiava la squadra di calcio A.S. Aquila, allora militante nel campionato nazionale cadetto, che si stava recando a Verona per la partita di campionato dell’indomani.

Coinvolti nel disastro 15 giocatori (Sain, Viganò, La Roma, Testoni, Rossi, Martini, Moretti, Corsarini, Angiolini, Battioni, Bon, Rossini, Gravisi, Pastorelli, Lessi), l’allenatore, il massaggiatore e due dirigenti accompagnatori dell’A.S. Aquila. Nel terribile scontro tra i due convogli perse la vita l’allenatore rossoblù Attilio Buratti, mentre Marino Bon – attaccante, tre campionati in serie B con i colori dell’Aquila, 61 partite giocate e 18 reti segnate – persi i sensi nel violento impatto, fu dichiarato in un primo momento deceduto e accantonato tra i morti. Fu salvato dall’avvocato Gino Colella, che si rese conto che era ancora in vita. Ricoverato in ospedale, Bon riuscì a riprendersi dal grave trauma.

Tutti gli atleti riportarono pesanti conseguenze fisiche e la gran parte di loro non fu più in condizione di giocare. Per fortuita contingenza, si salvarono solo due giocatori squalificati rimasti a casa e il portiere Stornelli che, svegliatosi in ritardo, non era riuscito a prendere il treno. La Federazione Italiana Gioco Calcio, davanti ad una tragedia così grave per l’A.S. Aquila, propose alla società la salvezza d’ufficio, pur senza disputare le rimanenti partite del campionato cadetto, nel quale la squadra dal 1934 per tre anni aveva militato, unica in Abruzzo ad aver raggiunto un tale risultato. Ma il presidente della società Giovanni Centi Colella rifiutò, continuando il campionato con prestiti gratuiti di giocatori da altre squadre, con le riserve e tesserando nuovi calciatori.

La squadra fu affidata all’allenatore ungherese Andras Kuttik. Non si riuscì, tuttavia, ad evitare la retrocessione. Da allora mai più la squadra di calcio dell’Aquila è riuscita a raggiungere quei risultati e a militare nella serie cadetta.

Facendo le dovute proporzioni, per l’A.S. Aquila, nata nel 1927, l’incidente di Contigliano risultò essere come la tragedia di Superga per il grande Torino.

Allenata da Barbieri, l’A.S. Aquila era stata promossa in serie B nel campionato 1933-34, battendo per 3 a 1 l’Andrea Doria di Genova (attuale Sampdoria) in un’epica finale.

Questa la formazione che portò la squadra alla vittoria: Sain, Mattei, La Roma, Giannini, Testoni, Rossi, Piacentini, Corsanini, Battioni, Bon, Budini. Nel campionato successivo 1935-36, guidata dall’allenatore ungherese Hort, Aquila degli Abruzzi (ancora non si chiamava L’Aquila) ebbe la più bella squadra di calcio della sua storia, con Sain, Mattei, La Roma, Testoni, Rossi, Ballardini, Frossi, Carnevali, Battioni, Bon, Budini. Scrive Dante Capaldi nella Storia dello Sport abruzzese: “Potenza e velocità erano le caratteristiche fondamentali della formazione aquilana con individualità tecniche di primo piano quali Frossi e Bon. Quest’ultimo dal tocco fine ed elegante era definito la ballerina del calcio aquilano. Un misto di Rivera e Mazzola, sotto il profilo tecnico-atletico-tattico. Fu l’ultima stagione in cui all’Aquila si vide il vero calcio. La squadra si classificò al 9° posto”.

Negli anni bellici, dal 1940 al ’45, i campionati vennero sospesi. Marino Bon, tornato in piena efficienza fisica dopo il disastroso incidente di Contigliano, continuò a giocare insieme a Rossini, Mancini, Brindisi, Izzo, Seccia, Iovinelli, Mariani, Scarlattei ed altri, disputando in quegli anni partite contro formazioni militari, tedesche e poi inglesi. In quegli stessi anni si mise in luce il mediano Italo Acconcia, proveniente dalle file dell’Oratoriana, che poi avrebbe avuto una bella carriera da calciatore con squadre come Fiorentina, Roma, Udinese, Genoa, Catanzaro, Salernitana, Modena, ed altre, nei campionati di serie A e B, ed una brillante carriera di tecnico anche delle Nazionali minori.

Tornando a Marino Bon, riprese l’attività agonistica con la formazione rossoblù nel campionato di serie C del 1946-47, giocando fino a ridosso degli anni Cinquanta quando, dismessa l’attività agonistica, iniziò una nuova vita come formatore sportivo, nel calcio e soprattutto nel tennis. Da allora intere generazioni di aquilani sono passate sotto la sua rigorosa guida nella formazione atletica e sportiva, ma anche morale. Il suo carattere forte, in apparenza talvolta spigoloso, era invece ricco di grande sensibilità e umanità. Il suo grande carisma.

Molti calciatori hanno ricevuto da Bon i fondamentali tecnici della disciplina e le sottigliezze del gioco d’attacco, nel quale era stato maestro sui campi di gioco. E ancora, tutto il mondo del tennis aquilano è cresciuto tecnicamente sotto la sua scuola.

Un impegno tecnico e formativo, sotto tutti gli aspetti, che Marino Bon ha praticamente svolto fino all’età di 85 anni, un paio d’anni prima della sua dipartita, insegnando ai ragazzi lo sport e i valori di lealtà, onestà e coraggio, che rendono la vita più degna d’esser vissuta. Tutta la città lo ricorda con affetto ed ammirazione, salvo l’ultima generazione che non ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un valore sportivo e umano, il suo, trasmesso ai figli Rossana e Antonio (Totò), che nel tennis si sono espressi brillantemente, con rilevanza nazionale, e nella loro vita professionale di docenti.

(Martedì 4 ottobre 2016)

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13restodeuropaIl resto dell’Europa prova a completare la sorpresa

di Nicola Sparano

TORONTO - La Cosiddetta Coppa del Mondo di hockey ha la finale che nessuno si aspettava, Canada-Europa, che di fatto simuisce il torneo e forse ne preclude il bis a breve termine.

12tfcqualificaTfc da sogno, prima squadra qualificata ai playoff

di Leonardo N. Molinelli

TORONTO - Toronto Fc è la prima squadra della Mls a qualificarsi per i playoff della stagione 2016. Un record, l’ennesimo in questa stagione incredibile, arrivato grazie a una rimonta pazzesca contro i New York Red Bulls nel posticipo di domenica pomeriggio al Bmo Field di Toronto. Un 3-3 firmato ancora una volta da Jozy Altidore, vero condottiero dei Reds in questa seconda parte di stagione, che conferma la rivoluzione assoluta compiuta da questa squadra nelle ultime due stagioni.

Tfc non è più la squadra più scassata della Lega, né quel porto di mare in cui ogni anno arrivavano e partivano decine e decine di giocatori, la maggior parte dei quali sembravano lì per caso.

I Reds adesso sono una squadra competitiva, costruita con criterio e capace di affrontare difficoltà che un tempo avrebbero spazzato via tutto. Questo ha detto il pareggio ottenuto domenica contro i Red Bulls, che anche lo scorso anno certificarono l’ingresso di Tfc nei playoff.

Se però l’anno scorso a garantire la prima, storica, qualificazione ai playoff era stato il genio di Sebastian Giovinco, stavolta è Jozy Altidore il protagonista assoluto.

Con la doppietta di domenica infatti il centravanti della nazionale Usa è giunto a quota otto reti in 10 partite, toccando l’apice delle sue performance da quando è sbarcato a Toronto al posto di “nostalgia” Defoe.

Con lui, decisivo è stato anche l’altro uomo simbolo della nazionale a stelle e strisce, quel Michael Bradley che in questa stagione era apparso un po’ sottotono e che invece potrebbe presentarsi tirato a lucido proprio per la fase decisiva della stagione.

Sotto di due gol dopo mezzora a causa di grosse ingenuità difensive di Zavaleta (uno dei pochi punti interrogativi dei Reds al momento), Tfc ha prima accorciato le distanze col capitano Bradley per poi, nonostante il parziale di 1-3, completare una rimonta esaltante grazie al suo bomber ritrovato.

Prima una punizione da incorniciare (del tutto inattesa, va ammesso) e poi un tiro sporco dal limite nei minuti finali. Due colpi decisivi per la stagione di Tfc e per il calcio canadese. Questa infatti sembra davvero la prima volta che una squadra del profondo Nord può giocarsela fino in fondo per il titolo Mls. Tutto è ancora aperto, e con Tfc le sorprese, soprattutto quelle spiacevoli, sono sempre dietro l’angolo. Però la solidità della squadra, le tante prove di carattere e i numeri di questa stagione evidenziano che qualcosa è davvero cambiato. E fa davvero effetto pensare che tutto questo avviene mentre Giovinco è out per infortunio. Un segnale di maturità e di forza incredibile.

La Formica Atomica si sta preparando per un finale di stagione che promette sorprese. Con lui nel motore Tfc può davvero sperare in grande. E a quel punto sarebbe più facile anche dirsi addio.

(Martedì 20 settembre 2016)

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10interventoTroppo presto per dire che il vento è cambiato

di Nicola Sparano

TORONTO - La Signora è vulnerabile. Lo ha dimostrato la pazza Inter risorta dopo la figuraccia fatta in pigiama (ricordate la maglia?) contro gli israeliani della birra.

L’Inter ha vinto con merito perché de Boer ha creato i presupposti del “miracolo a Milano” pressando alto, esattamente come fece il Siviglia. Avendo poco spazio e meno tempo per pensare, la venerata e venerabile linea difensiva – Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini - ha mostrato limiti preoccupanti per chi tifa Juve, bene augurante per coloro che da un lustro, pardon cinque anni, si strappano i capelli prima di arrivare al dunque.

Il gol segnato dal marito di Wanda Nara ci può stare, ma quando Icardi ha fatto il grillo saltando di più e meglio degli altri è scattato il primo piccolo campanello d’allarme sulla consistenza della linea difensiva BBBC. Poi il campanello d’allarme è diventato fortissimo ed ululante come le sirene dei pompieri. L’episodio probabilmente sarà sfuggito ai meno attenti: Icardi e Bonucci inseguono un pallone lanciato in profondità. Il marito di Wanda Nara accende il turbo, fa il Bolt, e si lascia dietro il centrale bianconero. Quando un difensore perde il duello di velocità con un attaccante può anche significare che il difensore non ha più benzina nella ginocchia, o ne ha meno di prima. Se Bonucci perde colpi, se a Chiellini e Barzagli cominciano a pesare le tante battaglie combattute, le chances di centrare l’ambo scudetto-Champions calano di parecchio.

Chiaramente non basta una partita per dire che il vento è cambiato, il passo falso con l’Inter può essere dipeso da, appunto, un passo falso. Le prossime partite diranno che Juve è quella dove Mister 90 miliardi fa anche il panchinaro. Ma al centrocampo attuale, Marchisio manca come il pane. Asamoah non sembra materiale da Champions, Khedira ha qualità ma poca corsa.

Contro la Juve, l’Inter è scesa in campo ben disposta, ferocemente motivata ed affamata e con un piano tattico preciso: pressare alto la difesa per togliere spazio ai centrocampisti in modo che non potessero fornire le punte di palle giocabili. Il gol della Juventus, infatti, è venuto da una giocata sulla fascia sinistra di Sandro che il quasi interista Lichtsteiner ha trasformato in gol.

Se questa partita non è stato frutto del caso, se de Boer ha cominciato a capire come si vince in Italia, con gli uomini che gli hanno comprato, non ultimo Gabigol, anche l’Inter potrà dire la sua nella zona che conta della classifica.

Al primo turno infrasettimanale della nuova stagione si arriva con il Napoli capolista. Gli azzurri sono tornati su quella vetta occupata fino al 7 febbraio: sei giorni dopo la sconfitta a Torino, poi la cavalcata bianconera sino al quinto scudetto consecutivo. Il Napoli è (può essere) la vera sorpresa. Sotto il Vesuvio nessuno rimpiange più “core ngrato” Higuain o il mancato arrivo di Icardi. Arkadiusz Milik, 22 anni da compiere il prossimo 28 febbraio, 1.86 di altezza, piedi buoni e testa ottima, si sta confermando un grande colpo di mercato nonostante non sia ancora completamente a suo agio negli schemi di Sarri. Bomber polacco a parte, è soprattutto la squadra che sembra attrezzata per dar fastidio alla Juve. I progressi ci sono e si notano vista l’intensità e la qualità del gioco degli azzurri, che hanno formato una nuova coppia del gol con Callejon, capocannoniere a sorpresa, e Milik, che segna doppietta sia di testa che di piede.

Il presidente De Laurentiis, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa sottolineando che adesso è la squadra che gioca per la squadra, non più per il fuoriclasse che grazie ai suoi compagni è stato messo nella condizione di segnare 36 gol nello scorso campionato.

Intanto, la Fiorentina strappando tre punti pesantissimi alla Roma ha creato i presupposti per poter raggiungere la Juve a quota nove. I viola hanno infatti da recuperare la partita con il Genoa.

Il campionato, dicevamo, va avanti a tambur battente. Oggi c’è l’anticipo della quinta giornata tra Milan e Lazio. Domani il Napoli va a Marassi contro il Genoa e la Juve ospita il Cagliari. Queste le altre partite: Bologna-Sampdoria, Atalanta-Palermo, Chievo-Sassuolo, Empoli-Inter, Pescara-Torino, Roma-Crotone, Udinese-Fiorentina.

(Martedì 20 settembre 2016)

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