Corriere Canadese

11velespiegateIl vento non è cambiato, Juve a vele spiegate

di Nicola Sparano

TORONTO - Noi italiani siamo cresciuti a pane e pallone. È una passione, da alcuni definita “malattia”, esportata anche all’estero. Lo dimostra la nostra storia che ha sempre visto il calcio al primo posto della lista degli sport più seguiti.

C’è, però, modo e modo di tifare. In Italia si esagera ed il numero degli amanti del calcio cala, per una serie di fattori che vanno dalla diminuzione qualitativa del gioco, alla violenza del tifo, alla percezione che i giochi siano fatti prima ancora di mettere la palla al centro.

A Toronto il termometro del tifo resta stazionario perché non estistono i fattori ambientali per motivare crescita, o calo.

Qui il calcio lo si vive in armonia fisica, juventini ed interisti spalla a spalla nei bar come milanisti e interisti, napoletani e romani.

Qui a Toronto regna l’antagonismo parlato, il tifo gonfiato di chiacchiere spesso anche pesanti ma sempre tenendo le mani in tasca. Forse aiuta il fatto che le partite si vedono gratis in tv, quindi se la squadra del cuore le prende non ci si trova a perdere due volte.

Poi è un fatto di cultura sportiva. Nella terra che la cui parole d’ordine è “sorry”, dove è naturale scusarsi sempre e dovunque, negli stadi ci si va per vedere lo spettacolo, non il risultato, dove anche gli sport più violenti - hockey e football - non suscitano disordini e risse.

Tornando all’Italia, da un recente sondaggio risulta che i cosiddetti “tifosi del calcio” sono il 38 cento della popolazione, con un calo di 14 punti rispetto al 2010. Il 53 per cento di chi oggi tifa calcio lo fa in maniera più forte, più decisa, più propensa a superare i limiti. Insomma si fa il tifo per il proprio campanile ma soprattutto si fa tifo contro gli “altri”.

La squadra pià amata, e più detestata se non poprio odiata, è la Juventus. Il popolo bianconero è stato sempre sterminato perché si nutre della tante vittorie ottenute da un secolo, o quasi. Chi tifa contro chiama in causa sospetti e complotti, presunte ingiustizie subite e “aiutini” al momento giusto.

La Juve di oggi non ha avuto bisogno di aiutini. Dopo sette partite ha già allungato sul gruppo, non è una vera fuga, ma ci somiglia. Ha avuto solo una battuta d’arresto in casa della “pazza” Inter, l’unica squadra di rango fin qui incontrata. A quella sconfitta hanno fatto seguito tre vittorie, due in campionato e una in Champions, con otto gol fatti e zero subiti. È vero che la Signora ha stentato a Palermo mentre ad Empoli ha avuto bisogno di 65 minuti per sbloccare il risultato. È vero che oggi vince anche se non gioca bene, quando lo farà potrebbe evverarsi la prevsione di Sarri secondo il quale lo scudetto è praticamente già bello che andato.

Probabilmente Sarri dice quello che dice per stornare delusioni e malumori del tifo partenopeo. Ma se il Napoli, e le altre, non diventato consistenti, se non vano avanti con passo regolare, la Juve potrebbe veramente andarsene e chiudere il discorso scudetto entro Natale. Il Napoli ha perso a Bergamo confermando la sindrome delle piccole. In sette partite gli azzurri hanno gettato al vento sette punti, due a Pescara, due con il Genoa, tre con l’Atalanta. È vero che in queste tre partite si sono stati arbitraggi discutibili, ma queste partite si debbono vincere, a prescidere da arbitri ed episodi sfavorevoli.

La Roma ha appena battuto l’Inter. Spalletti ha regalato i tre punti a Totti che ha trascorso in panchina la sua prima domenica da quarantenne. La Roma è una squadra quasi pazza come l’Inter, difficile da gestire. Spalletti ha imboccato la mossa giusta piazzando Florenzi a centrocampo. Florenzi corre tre volte De Rossi (comunque valido come barriera difensiva) e ringia su tutti i palloni. Suo il merito di aver propiziata la rete della vittoria dopo il fallo inutile ed infantile, di quel Jovetic che per strafare ha rovinato la visita all’Olimpico di De Boer.

A proposito del tecnico, chissà se i suoi boss cinesi sanno del giochetto della margherita alla quale si strappano i petali ripetendo mi ama, non mi ama. In questa circostanza la mergherita deve essere sostituita dal tulipano, lo cacciamo, non lo cacciamo.

Tornando alla Roma, alla ripresa del campionato andrà a Napoli. Come a dire che il prossimo derby del sud sarà a favore della Juve, comunque vada a finire.

Intanto è saltato il primo allenatore, ed il secondo esonero non dovrebbe essere lontano. L’Udinese ha sostituito Iachini con Del Neri, mentre il derelitto Crotone dovrebbe dara ad ora il benservito a Nicola.

(Martedì 4 ottobre 2016)

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